A Camposampiero sbocciano i fiori

A Camposampiero sbocciano i fiori davanti all’antico castello

 

Ogni anno all’inizio del mese di maggio la primavera invade le piazze e le strade di questo antico borgo che si adegua alla modernità e ne adotta gli agi senza dimenticare la sua antica nobilissima origine. Il chiuso anello delle acque del Vandura circonda ancora in un abbraccio vivificante il dosso sul quale la potente famiglia signorile che si chiamò poi Da  Camposampiero, probabilmente di origine tedesca e imparentata con gli Ezzelini di Onara, fece costruire nel secolo XII un munito castello. Si pensò anzitutto alla difesa: si utilizzò l’acqua del fiume scavando un largo fossato attorno al dosso e lasciando dilagare le acque sul lato ovest, dove il corso d’acqua si allargava a formare un largo e profondo stagno. Sul lato nord e su quello est, sulla stretta striscia di terreno tra il Vandura e il Muson, fu innalzata una potente muraglia. L’antica strada romana che congiungeva Padova ad Asolo fu deviata a circondare a oriente il nuovo insediamento. Si provvide poi alla costruzione della rocca cui si accedeva grazie a un alto ponte levatoio vigilato da armati; davanti si lasciò il largo spiazzo destinato agli allenamenti dei soldati ma anche ai lussuosi ricevimenti di potenti alleati come i marchesi d’Este. Poco oltre fu aperta la piazza del vitale mercato, luogo di scambio dei prodotti della terra e delle pregiate lane ricavate dall’allevamento delle pecore gentili. Il castello, nato nel Medioevo come centro del potere politico e amministrativo, si confermò tale nei secoli: forse nelle sue stanze, certamente ben diverse da quelle che conosciamo, fu accolto talora frate Antonio, il francescano che aveva saputo parlare all’intelligenza e al cuore degli uomini, che aveva saputo legare a sé quell’abile uomo politico e gran signore che fu Tiso VI Da Camposampiero, colui che con le proprie mani costruì per il frate stanco, malato e desideroso di ritrovare la pace e il silenzio, la celletta sul maestoso noce nella quale Antonio riposò, meditò e dalla quale parlò agli abitanti. Estintosi il ramo principale della famiglia signorile dei Da Camposampiero, il castello e il territorio passarono in mano alla famiglia Da Carrara, quei grandi signori che fecero di Padova il faro culturale dell’ intera Europa. Dal 1405 Camposampiero entrò nell’orbita del domino veneziano: per quasi quattro secoli fu sede di podesteria e quindi centro nevralgico di un vasto territorio dell’Oltre Brenta. Svolse una funzione di punto di riferimento per gli abitanti dei paesi vicini fino a un recente passato, perpetuandola in modo sempre nuovo e adeguato ai tempi.

Professoressa Elda Forin